☞ Cinque mani mozzate

Mi chiamo Gabriel, ho 22 anni. Mi chiamo Sébastien, ho 30 anni. Mi chiamo Antoine, ho 27 anni. Mi chiamo Frédéric, ho 36 anni. Mi chiamo Ayhan, ho 53 anni. Era sabato 24 novembre. Era il primo dicembre. Era l’8 dicembre. A Bordeaux. A Tours. A place Pey-Berland. A place Jean-Jaurès. Sul Boulevard Roosevelt, nel sedicesimo arrondissement. Era il 9 febbraio, a Parigi, davanti all’Assemblée nationale.

Cinque uomini. Cinque mani mozzate dalle granate lanciate dalla polizia durante gli scontri con i gilets jaunes. Cinque storie individuali intrecciate nel coro di un’amputazione collettiva. Il dolore di ogni singolo corpo e la sofferenza del corpo sociale. Il disorientamento, la rabbia, la violenza che nascono quando la politica è l’arto mancante. La letteratura per ricucire la ferita, restare umani e resistere all’orrore.