☞ Il silenzio dell’arte

Assistiamo, ormai da diversi decenni, a uno spettacolo che non dice più nulla; ma questo non per una volontà elitaria o ascetica dell’artista che, attraverso la sua opera, tenderebbe a rinviare lo spettatore ad altro rispetto all’opera, rispetto a questo mondo, cioè, a quell’elemento che sfugge al linguaggio, che Wittgenstein ha nominato con la parola mistico; no, la tentazione del silenzio è stata fugata nell’eccesso di significato, nella riduzione dell’arte a questo mondo, nella rinuncia all’Altro e a una radicale eterologia, in cui l’altro mantiene i tratti della propria estraneità, della propria irriducibilità, della propria inafferrabilità e, in ultimo, del proprio carattere intrusivo e destabilizzante.