☞ La consegna delle braci

Caro Giorgiomaria,

una delle accezioni di simbolo che metto ultimamente alla prova è il suo essere alla fonte di una vita ulteriore e altra rispetto alla prima nascita fisica, quindi alla fonte della seconda nascita indispensabile all’intensità reale della vita intellettiva e spirituale, che altrimenti – senza seconda nascita – sarebbe una pallida animula.
Forse vi sono umani che potrebbero dirsi umani simbolici più di altri, e la cui vita getta-insieme nel fuoco vivente che la nutre immagini e figure germinali o in origine lontane tra loro e ne trae creazioni nuove, anche solo qualità nuove, tempi e spazi diversi, vie di conoscenza. Non sono queste le “nascite latenti” di Rimbaud, che dice: «Je fixais des vertiges»?
Naturalmente gli “umani simbolici” sono quelli che infrangono di più i confini dell’orizzonte umano, che amano cercare oltre questo orizzonte, che esercitano l’abbandono (la Gelassenheit di Böhme) in vista di quest’oltre, che potrebbe anche essere un Amore disumano e transumano (lo dico perché sono presa dal pensiero di Hadewijch).
L’infrangimento dei sigilli è il lavoro del Symbolon, un dio che compone insieme cose di un ardire inaudito: un dio delle nascite – che dà origine alle seconde nascite. […] La generazione della Vita, dice il Mirifico con insistenza, è «una lotta e un lavoro permanente».

Un abbraccio,
Rubina Giorgi