☞ Un giorno con Giuseppe di Arimatea

Dalla postfazione

Quel che decide di fare Giuseppe in quell’alba di millenovecentottanta anni fa, più o meno, sembra implicito nel suo essere lì nel nord a raccontarmi di sé. Magari si è anche un po’ offeso che io abbia smesso di ascoltarlo a questo punto. O forse no. Forse neanche a lui piace tanto adattarsi alle favole che gli hanno cucito addosso.
Come che sia, io dovevo affrettarmi se volevo prendere il volo di ritorno per Roma. Per cui mi sono alzato dal duro sedile ai piedi della torre antica e, stese con fatica le gambe intorpidite, ho ripercorso il ripido sentiero giù dalla collina, badando a non ruzzolare. Quindi, mentre sul taxi diretto all’aeroporto di Bristol uscivo dalla Vallis Avaloniae juxta Glastoniam, ho tirato fuori dalla tasca un foglio sgualcito, su cui mi ero fotocopiato un passaggio del romanzo medievale La Ricerca del Santo Graal: “Quarantadue anni dopo la Passione di Cristo, Giuseppe di Arimatea, il nobile cavaliere che depose Nostro Signore dalla Santa e Vera Croce, lasciò Gerusalemme insieme a gran parte della sua famiglia per ordine di Nostro Signore. Dopo avere a lungo errato… [salto un po’ di righe] giunsero in Gran Bretagna”. […]